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Se Coca-Cola e McDonald’s nutrono Expo

Se Coca-Cola e McDonald’s nutrono Expo

Pane al pane, vino al vino. Hamburger a hamburger. Mettiamo alcuni punti fermi per favore, altrimenti chiunque può dire tutto e il contrario di tutto. Che la notizia della presenza delle due multinazionali a Expo Milano 2015 avrebbe suscitato polemiche, era scontato. Ma è altresì stucchevole che si tenga un dibattito con tanto di ponderate argomentazioni sul fatto che alcune politiche industriali e alimentari più sostenibili, decise recentemente dai due colossi mondiali, possano giustificare la loro aderenza agli obiettivi di nutrire il nostro pianeta in modo più equilibrato e rispettoso della biodiversità alimentare e ambientale.

Il Padiglione con cui Coca-Cola parteciperà a Expo avrà le dimensioni di un campo da basket, sarà completamente smontabile e realizzato in materiali sostenibili come legno, vetro e acqua e al termine dell’Esposizione verrà donato alla città di Milano come spazio per le attività sportive. Anche il progetto industriale di ridurre di un grammo la plastica utilizzata per ogni bottiglia di Coca-Cola ha un impatto enorme quanto a riduzione di tonnellate e tonnellate di plastica consumata. Si tratta di un risparmio ambientale notevole, ma non dimentichiamo che rimangono sempre centinaia di milioni le bottiglie di plastica prodotte solo in Italia, di una bevanda che non è propriamente un succo di frutta.

La partecipazione di McDonald’s all’Esposizione Universale è invece il punto di arrivo del progetto “Fattore Futuro”, l’iniziativa rivolta a imprenditori agricoli italiani con meno di 40 anni, che abbiano sviluppato un progetto di innovazione e sostenibilità per la propria azienda: a 20 di loro McDonald’s offrirà di entrare a far parte dei propri fornitori italiani per tre anni. E tutti gli altri fornitori in Italia e nel mondo? Come vengono scelti e che qualità garantiscono?

E le critiche relative agli allevamenti intensivi e allo sfruttamento degli animali, all’utilizzo di antibiotici e ormoni per la crescita? Il fumo non distolga l’attenzione dall’arrosto e neppure da come viene allevato o cucinato. Lo stesso discorso vale per l’iniziativa di regalare la frutta una volta al mese a chi compra un McMenù. In entrambi i casi è un po’ come scambiare la cura per la guarigione. Fare i primi passi per migliorare il proprio enorme impatto ambientale e per migliorare la qualità dei cibi proposti o degli ingredienti utilizzati sono azioni da accogliere con estremo favore, ma ciò non significa ottenere la patente di sostenitori di un’alimentazione buona pulita e giusta. Punto.

Altro discorso è l’opportunità di sceglierli come sponsor per una manifestazione che ambisce a promuovere il tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Nessuno, credo, vorrebbe i due simboli universali del fast food e dell’omologazione alimentare in prima fila a un evento simile ma, anche in questo caso, alle speculazioni preferirei la chiarezza. Uno: l’Esposizione Universale non è un convegno accademico su una tematica, ma è un evento internazionale, politico, economico e mediatico. Due: Coca-Cola e McDonald’s come altre multinazionali sono, nel bene o nel male, attori protagonisti del sistema alimentare e distributivo del pianeta e possono pesantemente influenzarne le sorti. Tanto basta per comprendere le ragioni della loro presenza, senza nasconderle dietro a finte motivazioni di buona condotta, ma nemmeno senza stracciarsi le vesti: si tratta comunque di attori onnipresenti in ogni angolo della Terra, Expo o non Expo.

La contraddizione di avere come sponsor due emblemi agli antipodi della biodiversità e del mangiare sano non è solo evidente, ma stride come le unghie di un gatto che si aggrappa a un vetro se, per di più, si cerca di giustificarne in qualche modo l’attinenza al tema di una corretta alimentazione. Diventa più plausibile e meno ipocrita se li si riconosce come puri sponsor economici alla pari di mille altri eventi planetari, con l’attenuante che, coinvolgendoli rispetto alle tematiche alimentari, li si induca progressivamente ad essere un po’ più responsabili e attivare iniziative a favore della salute dei loro clienti e del pianeta. Stride invece senza attenuanti, il fatto che milioni di persone in Italia e nel mondo continuino imperterriti a bere bevande gassate e a mangiare in salsa chimica.

Ma da questo punto di vista anche andare in auto fa male all’ambiente, ma lo facciamo tutti e fumare danneggia la salute forse più che bere o mangiare cibo spazzatura, però nessuno intende mettere al bando i distributori di sigarette. Invece di polemizzare sulla scelta dei due partner, sarebbe meglio dire le cose come stanno, senza mistificarle o addurre motivazioni improbabili. Servono sponsor e soldi? Va bene.

Ma come sul pacchetto di sigarette sta scritto: “nuoce gravemente alla salute”, è possibile affermare a chiare lettere che una (qualsiasi) bevanda gassata e (qualsiasi) junk food con verdure chimiche e salse coloranti non rientra nei canoni di una sana alimentazione? Nulla più di questo, per onestà e chiarezza. Poi ognuno è libero di fare le valutazioni che crede e di mangiare pane, vino o hamburger. È solo per avere un punto fermo, senza altre pretese che chiamare il bianco, bianco, e il nero, nero. Almeno quando non c’è motivo, per favore, non lasciamoci fuorviare da cinquanta sfumature di grigio.

Diego Moratti

Marzo 2015

Green Economy

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