Green Jobs: le professioni verdi che guardano al futuro
In Italia sono oltre 3 milioni, ma crescono le richieste delle aziende
Secondo il recente Rapporto Green Italy, pubblicato lo scorso novembre da Fondazione Symbola e Unioncamere, più di 3 milioni di persone sono impiegate in lavori “green”, vale a dire il 13,9% degli occupati; inoltre altri 4 milioni di professionisti sono considerati lavoratori green indiretti, arrivando a circa 30% dell’intera forza lavoro. Numeri che danno l’idea di quanto sia già rilevante il valore dell’economia green, non solo per il pianeta bensì per l’economia e per gli stessi lavoratori.
L’identikit del lavoro verde
Ma cosa s’intende esattamente con “green jobs”? Secondo la definizione ufficiale, nei lavori green rientrano le occupazioni nei settori dell’agricoltura, dell’industria, della ricerca e sviluppo, nonché dell’amministrazione e dei servizi, che contribuiscono a preservare o riqualificare la qualità dell’ambiente. Si tratta delle professioni che aiutano a proteggere gli ecosistemi e la biodiversità, che contribuiscono a ridurre il consumo di energia, materie ed acqua e che applicano strategie ad alta efficienza, decarbonizzano le attività economiche e minimizzano o eliminano la generazione di rifiuti e l’inquinamento.
In linea con le profilazioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) e con l’approccio dell’Eurobarometro, possono essere assimilati alla categoria dei green jobs tutti i lavori che richiedono l’applicazione di nuove competenze “verdi” nello svolgimento delle mansioni, ma anche quelle professioni che, seppur pregresse, vengono svolte con modalità o condizioni nuove.
Ne consegue che il ruolo della ricerca e della formazione sia strategico per tendere verso un modello di economia sempre più verde e circolare e soprattutto verso una sempre maggiore occupazione nei settori che, di fatto, contribuiscono allo sviluppo sostenibile del nostro pianeta in un’ottica di benessere ed equità sociale e ambientale.
La spinta della formazione
Investire negli studenti è investire nel futuro. In tema di formazione, merita evidenziare che le imprese incontrano maggiori difficoltà di reperimento di personale quando si tratta di green jobs, soprattutto a causa di una carenza di competenze tecniche, ma anche trasversali, che possono essere sviluppate attraverso una maggiore diffusione dei percorsi di alternanza tra scuola e lavoro. Sono inoltre preziose le esperienze di volontariato, nonché i percorsi di Servizio Civile Nazionale, Leva Civica o Dote Comune, che affiancano alle ore di lavoro professionalizzante molteplici momenti formativi orientati allo sviluppo di soft skills, ossia le competenze trasversali che riguardano l’ambito caratteriale e relazionale.
La qualificazione di futuri lavoratori e lavoratrici green deve partire da investimenti nella formazione sia nelle scuole e università, sia nelle imprese, grazie al supporto di politiche innovative e alla promozione di condizioni salariali e di lavoro dignitose. A questo proposito risulta quindi cruciale il dialogo tra le imprese (senza dimenticare il ruolo delle Pubbliche Amministrazioni) e il mondo dell’istruzione, che comporta benefici per entrambi: da una parte il numero di professionisti formati aumenta, mentre dall’altro si creano maggiori posti di lavoro qualificati.
Ci sono molti esempi dell’approccio educativo improntato allo sviluppo sostenibile e alla green circular economy che attraversano il sistema educativo a partire già dalla scuola dell’infanzia. Ad esempio, Green School Italia è un programma che supporta e certifica le scuole che educano alla sostenibilità con un approccio concreto e orientato all’azione, sviluppando negli studenti conoscenze e valori necessari per affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici.
Competenze trasversali ed esperienza sul campo
Per le scuole secondarie, la normativa in vigore stabilisce che i Pcto - Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (alternanza scuola-lavoro), non debbano essere considerati come un’esperienza occasionale ma che, in quanto aspetto fondamentale del piano di studio, debbano essere inquadrati nel contesto più ampio dell’intera progettazione didattica. Negli istituti professionali la durata minima dei Pcto è di 210 ore, mentre è di 150 ore nei tecnici e di almeno 90 ore nei licei: oltre a sviluppare competenze tecnico-professionali, gli studenti si devono confrontare anche con le competenze trasversali sempre più richieste nel mondo del lavoro, come la comunicazione, la gestione di progetti e la capacità di mediazione.
Per ogni studente si prevede l’attivazione di percorsi di formazione e di esperienze di lavoro all’interno di realtà particolarmente significative della città e dei territori circostanti, favorendo l’orientamento attraverso la valorizzazione delle vocazioni personali, degli interessi e degli stili di apprendimento individuali.
Soluzioni basate sulla natura
L’applicazione di Nature based solutions - Nbs - ovvero strategie che, sfruttando la conoscenza dei sistemi “naturali” sono in grado di rispondere a problemi concreti come il soil sealing (impermeabilizzazione del suolo) o le isole di calore, comporta la necessità di reperire professionisti con nuove competenze specifiche: si prevedono solo in quest’ambito fino a 30 milioni di nuovi posti di lavoro.
La Commissione europea considera queste competenze uno strumento chiave per ridurre i rischi di eventi climatici anche estremi, capace di rigenerare nel tempo habitat degradati o compromessi, promuovendo occupazione locale. Le figure più ricercate sono infatti pianificatori e progettisti, esperti di GIS (Geographic Information System), ingegneri ambientali e urbanisti, ma anche educatori ambientali e project manager. Non devono mancare agronomi, tecnici specializzati, operai e responsabili del verde, ma anche guardie forestali, biologi ambientali e guardie ecologiche.
Verso tecnologie Net-Zero
Nonostante la leadership mondiale nella creazione di posti di lavoro verdi sia l’Asia, anche l’Europa può vantare una crescita esponenziale che, in Italia, si concentra soprattutto nel settore delle energie rinnovabili e del recupero dei materiali. Si possono distinguere sei ambiti d’intervento tra cui, oltre a quello delle già citate energie rinnovabili, troviamo quello edilizio, trasportistico, industriale, alimentare, agricolo e di selvicoltura; alcuni settori sono in rapido sviluppo ed espansione, grazie alla presenza di imprese capaci di coglierne le opportunità, rinnovandosi e investendo sulle persone, ma anche grazie a normative che riescono ad attivare celermente processi lungimiranti. Più del 50% delle imprese punta sulle tecnologie Net-Zero, ovvero soluzioni mirate ad azzerare le emissioni nette di gas serra, bilanciando quelle prodotte. Le tecnologie sostenute dalla legge Europea comprendono tutte le tecnologie rinnovabili (tra cui l’energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica, da biomassa e nucleare), la decarbonizzazione industriale, le tecnologie di stoccaggio dell'energia e le biotecnologie.
L’obbiettivo europeo? Arrivare a produrre il 40% del suo fabbisogno annuo di tecnologie a zero emissioni nette entro il 2030 e, in linea con l’accordo di Parigi, azzerare le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.
Bergamo forma nuovi professionisti
Definition of Green Jobs according to ILO-UNEP
«We define green jobs as work in agricultural, manufacturing, research and development, administrative, and service activities that contribute substantially to preserving or restoring environmental quality. This includes jobs that help to protect ecosystems and biodiversity; reduce energy, materials, and water consumption through high efficiency strategies; de-carbonize the economy; and minimize or altogether avoid generation of all forms of waste and pollution.»

















































