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Alla scoperta di Marettimo. L'ultima Itaca italiana

Il castello di Punta Troia

La remota e selvaggia isola delle Egadi (TP) è la meta ideale per chi cerca una vacanza all'insegna della natura incontaminata. Tra sentieri e grotte sul mare, Marettimo è ancora oggi una terra del mito

Gli antichi la chiamavano Hierà Nésos, l'isola sacra. Per gli arabi era Gazìrat Malìtimah, mentre per lo storico inglese William Butler coincideva con l'omerica Itaca, terra di partenze ed eterni ritorni. Marettimo, nell'arcipelago siciliano delle Egadi (TP), è molte cose diverse ma una più di tutte le altre: un paradiso incontaminato. L'isola fa parte infatti dell'area marina protetta delle Egadi – la più grande d'Europa – ed è una meta prediletta per amanti del trekking, delle immersioni subacquee e del bird watching grazie alla sua natura aspra e selvaggia, agli scorci di mare e montagna e alla malia delle sue coste dirupate nel Mediterraneo.

Un'isola da vivere con lentezza

Basta scendere dall'aliscafo per sentirsi in un altro mondo: casette bianche e azzurre, piastrelle dipinte, barchette di pescatori che ondeggiano ipnotiche sono la cifra distintiva di Marettimo. E poi dialetto stretto e sorrisi ampi, gente che aggiusta le reti per strada e ristorantini con gli aromi tipici dell'isola: pesce fresco, finocchietto, rosmarino. Marettimo, con i suoi settecento abitanti scarsi che si riducono drasticamente durante i mesi invernali, è la più remota delle isole Egadi e probabilmente è stato proprio il suo isolamento a preservarne la ricchezza naturalistica.

A differenza della vicina e vivace Favignana, qui non arriva il turismo di massa. Non si possono usare le automobili e per dormire ci si può rivolgere solo ai bed and breakfast e ad affittacamere nelle case dei pescatori. I profumi sono quelli della macchia mediterranea, composta in larga parte da specie endemiche, e l'ombra è quella del Pizzo Falcone, la montagna che rende Marettimo quella che è: una terra poco adatta al turismo comodo e perfetta invece per chi la natura l'apprezza soprattutto se poco addomesticata.

Marettimo per trekker Scoprire l'isola via terra

La bellezza del paesaggio, la qualità dei sentieri e la suggestione dei suoi colori hanno fatto sì che Marettimo diventasse negli anni una meta amatissima dagli escursionisti di tutto il mondo. Le vecchie mulattiere recuperate dalla Forestale creano infatti una fitta rete di percorsi, adatti a giri facili così come a camminate più impegnative.

Alcuni esempi? L'escursione a Punta Troia è una delle più caratteristiche dell'isola: si cammina immersi nella macchia mediterranea e si ha praticamente sempre il blu del mare sulla destra fino al castello, situato sul promontorio dalla tipica forma a muso di maiale: il nome dato alla Punta, in dialetto locale, significa appunto “scrofa”. Non può mancare poi la salita sulla cima più alta di Marettimo, il Pizzo Falcone (686 mt), un'escursione che tocca anche il sito archeologico delle Case Romane, con i resti di diversi edifici di epoca romana e bizantina: il panorama dalla cima merita tutta la fatica.

Per chi invece preferisce percorsi più facili – ma non per questo meno suggestivi – c'è il sentiero nella pineta che sale leggermente fino alla Carcaredda e prosegue poi fino al faro di Punta Libeccio, la cui luce incrocia quella del Faro di Capo Bon in Tunisia. Ma si può anche raggiungere Punta Basano (occhio alle vertigini, si cammina in costa) o il Pizzo Telegrafo, curiosamente soprannominato dai locali “il Semaforo”.

Marettimo via mare tra grotte e fondali

Se l'anima più aspra di Marettimo si cela tra i suoi sentieri, quella dolce riposa invece a livello del mare, o addirittura sotto. Merito dei suoi fondali protetti - da ammirare con tour subacquei o con il semplice snorkeling - ma anche delle sue grotte, cifra distintiva di una terra dove il mare e la roccia non sono mai del tutto scollegati, ed entrambi hanno contribuito a plasmare la vita degli abitanti.

E allora ecco che abbiamo la grotta del Tuono e quella della Bombarda, la grotta del Cammello, del Presepe e della Ficaredda, il cui nome deriva da un albero di fichi che ne decorava in passato la sommità. E via dicendo. La visita in barca alle grotte è un must dell'esperienza a Marettimo: solo così è infatti possibile ammirare il vero cuore dell'isola color zaffiro, che rimane celato a chi non si prende il tempo di scoprirlo.

Erica Balduzzi

Disascalie Foto:

Il castello di Punta Troia

Strada in paese

Andreas Lattmann, Scorcio della Grotta della Bombarda

Luglio 2018

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