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Comuni fair trade, territori equi e solidali e il mondo delle botteghe del commercio equo di fronte alle sfide del futuro
L'espressione territori solidali indica comunità locali, Comuni o reti territoriali che promuovono pratiche di economia sociale, sostenibilità ambientale, inclusione e commercio equo. Il movimento degli enti locali che si ispirano a questi valori è partito dalla piccola cittadina di Garstang (Regno Unito) e ha poi varcato i confini nazionali, ampliando notevolmente il proprio impatto: ad oggi le comunità coinvolte sono oltre 2.000 in più di 30 Paesi, dal Canada al Brasile, dal Camerun all’Australia, dal Libano al Costa Rica, passando per tutto il continente europeo, nel quale si ritroveranno nei giorni 9-10-11 ottobre per la Fiera delle Fair Trade Towns a Bruxelles.
Cambiamento locale per un futuro globale
La Conferenza internazionale sulle città del commercio equo e solidale è un evento che riunisce attivisti, volontari, responsabili politici, organizzazioni, imprese e comunità di tutto il mondo per pianificare insieme strategie volte a rafforzare il movimento globale del commercio equo e solidale. Il tema della conferenza di quest'anno è "Cambiamento locale per un futuro globale: le città del commercio equo e solidale per realizzare un cambiamento globale". L’impegno degli enti locali è fondamentale per contribuire al pieno sviluppo del territorio e per promuovere politiche inclusive, eque e l’educazione dei cittadini a tutti i livelli e in tutti i settori.
Il Commercio Equo e Solidale infatti si applica in diversi settori della società: l’economia, gli appalti pubblici, la cooperazione internazionale e locale; è accessibile a tutti attraverso le diverse forme in cui si presenta: i negozi, le attività educative e di formazione, i prodotti negli esercizi pubblici; è utile per la creazione di reti di soggetti impegnati sullo sviluppo sostenibile a livello locale e per informare ed educare i cittadini ai principi dell’equità, dignità del lavoro, trasparenza delle filiere produttive, parità di genere e molto altro.
Per informazioni:
Botteghe del Commercio equo e delle filiere etiche
Le botteghe del Commercio Equo e Solidale sono presenti sul territorio bergamasco fin dagli anni ’80. La rete delle botteghe e dei gruppi attivi fa riferimento a due centrali di importazione: una più vicina al mondo missionario e l’altra, più diffusa e strutturata, fa capo al circuito di CTM-Altromercato. Il Commercio Equo e Solidale è il segmento del consumo critico più longevo e strutturato, ha avuto un forte incremento tra fine anni ’90 e primi anni ‘2000 quando riceve una grande spinta dall’esplodere del movimento altermondialista. Con il tempo le botteghe hanno accresciuto la quota di prodotti provenienti da filiere territoriali, di economia sociale e solidale italiana, di biologico e “Km0”: se negli anni ’90 la quota dei prodotti del Commercio Equo e Solidale era il 90%, oggi il 50% dei prodotti sono delle filiere dell’economia civile e sociale italiana. Dalla ricerca condotta del DessBg attraverso AAster è emerso come negli ultimi anni le economie sociali e solidali sembrano aver raggiunto il proprio “tetto di cristallo” e, stante le forme, le culture e gli assetti volontaristici prevalsi fino ad oggi, un’ulteriore crescita sarà molto difficile.
Il mondo variegato delle esperienze di economia solidale, il cui ruolo e importanza sono emersi anche durante l'esperienza della pandemia, è arrivato alla fine di un ciclo di sviluppo, e quindi ad un bivio. Per affrontare le sfide di una fase storica profondamente diversa da quella della nascita, occorre mettere a fuoco la questione del salto di scala (scaling): continuare ad utilizzare strumenti e culture di nicchia, rischierebbe nel medio periodo di produrre un arretramento non solo delle prospettive di allargamento del proprio impatto sociale, quanto anche della tenuta delle reti e organizzazioni oggi esistenti. Affrontare questa sfida è fondamentale per scongiurare il rischio di un lento e progressivo indebolimento. Da un lato si pone l'esigenza di trasformarsi e avviare processi di scaling, dall'altro questo processo può produrre tensioni tra l’esigenza di adattarsi alla crescente domanda di beni e servizi “equi e sostenibili” allargando la propria capacità di mercato e il mantenimento di un rapporto forte e organico con le comunità locali.
Se l’obiettivo è non solo mantenere quanto rafforzare ed espandere le pratiche di economia solidale occorre quindi tentare di aprire un nuovo ciclo costruendo un "sistema territoriale" capace di affrontare le nuove sfide con cui le economie solidali si devono confrontare. Tre in particolare: l'industrializzazione della sostenibilità, l'impoverimento del ceto medio, un nuovo rapporto col mondo delle istituzioni locali per rafforzare la logica della filiera.
VALORIZZARE LE ESPERIENZE DEI COMUNI PER PROMUOVERE IL CAMBIAMENTO
Un nuovo progetto di divulgazione del DessBg con InfoSOStenibile
“Comuni Fair Trade e territori equi e solidali” è il nuovo progetto che il Distretto di Economia Sociale Solidale bergamasco (DessBg), in collaborazione con InfoSOStenibile, porterà avanti nei prossimi mesi dando visibilità alle realtà locali che promuovono l’economia, la cultura e le pratiche di sostenibilità. Obiettivo di questa iniziativa, sostenuta anche dalla Provincia di Bergamo, è quello di unire l’analisi e l’approfondimento delle buone pratiche con la loro divulgazione, attraverso strumenti di comunicazione, promozione e scambio di esperienze.
L’idea rappresenta la volontà di mantenere unite la dimensione culturale e di prospettiva, come i contenuti dell’Agenda 2030, con il racconto dello specifico operato delle amministrazioni comunali. Attraverso la divulgazione alle tante realtà DessBg e ad un pubblico attento alla sostenibilità, l’alleanza per il cambiamento e una transizione equa e solidale dal basso e dai territori potrà risultare ancora più efficace e forte.
Se conosci e vuoi segnalare le buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale del tuo Comune puoi scrivere a redazione@infosostenibile.it
DA BONATE SOPRA ALLA RETE DEI COMUNI FAIR TRADE. INTERVISTA AL SINDACO DI BONATE SOPRA MATTEO ROSSI
Quale è stata l’esperienza della sua Amministrazione in questi anni sui temi dell’economia solidale?
Nella prima parte del mandato il nostro Comune ha sviluppato il Progetto BonatESS per favorire un'Economia Sociale Solidale: il mercato agricolo a Km zero in piazza in collaborazione con Agenda21, la consegna di borse solidali con prodotti del mercato agli anziani del centro diurno, la collaborazione con il DessBg per serate di sensibilizzazione sul tema della fast fashion, l’organizzazione di swap party, il coinvolgimento delle botteghe del commercio equo nelle serate teatrali sui temi della pace e dei diritti umani e la divulgazione dei temi della sostenibilità attraverso la diffusione della rivista infoSOStenibile. Il progetto “BonatESS” è stato riconosciuto da Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) come una delle buone pratiche presenti sul territorio nazionale. Con una delibera di Giunta abbiamo inoltre dato mandato ai diversi uffici di trovare le modalità per aumentare l’acquisto di beni e servizi riconducibili alla certificazione Fair Trade.
Ci sono stati riconoscimenti formali, con atti amministrativi, del ruolo dell’economia solidale?
Per dare valore istituzionale a questi temi l'Amministrazione ha approvato una delibera con la quale riconosce che il commercio equo e solidale e l’economia sociale solidale sono uno strumento fondamentale per il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030, lo sviluppo dei Paesi poveri e per la costruzione di un orizzonte di pace e democrazia.
Su cosa punterete nei prossimi mesi?
Vogliamo allargare lo sguardo a livello europeo e, dopo aver partecipato lo scorso anno al forum mondiale dell’economia sociale e solidale di Bordeaux, in autunno prenderemo parte alla Fair Trade Towns che si svolgerà a Bruxelles. La nostra intenzione è quella di costruire un’alleanza tra i Comuni e le botteghe del commercio equo. Le grandi tematiche internazionali non chiamano all’appello solo i governi o le istituzioni sovranazionali, ma anche le comunità territoriali ed è fondamentale promuovere collaborazioni tra gli enti locali e le reti dell'economia solidale per permettere ai primi di potenziare le pratiche amministrative orientate agli obiettivi dell'Agenda 2030 e alle seconde di allargare il proprio spazio di mercato attraverso una relazione più forte con la pubblica amministrazione e i territori.
Perché la dimensione europea è così importante per queste politiche?
L'Unione Europea riconosce il commercio equo e solidale (fair trade) come uno strumento chiave per promuovere lo sviluppo sostenibile, la crescita inclusiva nei paesi in via di sviluppo e la tutela dei diritti dei lavoratori. Fin dai trattati di cooperazione (come l'Accordo di Cotonou) e dalle comunicazioni ufficiali della Commissione europea, l'UE sostiene iniziative e schemi di garanzia della sostenibilità legati al commercio equo. Nelle sue politiche commerciali globali, l'UE inserisce spesso clausole volte a favorire catene di fornitura trasparenti, il rispetto dei diritti umani e ambientali e un mercato più bilanciato rispetto al libero scambio tradizionale. Al tempo stesso, l'Ue spinge per una valorizzazione del commercio equo e livello locale, promuovendone l'integrazione nel tessuto territoriale.
Quali sono gli obiettivi del vostro progetto e quali risultati possibili vi immaginate?
Pensiamo alla costituzione di un Gruppo Territoriale di Sostegno (GTS), una sorta di “comitato locale” che potrà avere la forma più adeguata ed organizzarsi secondo le modalità più consone alle diverse realtà, a titolo esemplificativo e non esaustivo: organizzazioni di commercio equo e solidale, istituti di finanza etica, soggetti impegnati per il turismo responsabile, studenti e genitori delle scuole del territorio, università e istituti di ricerca, istituti scolastici, ma anche negozi, bar, ristoranti, esercizi pubblici. Da qui vorremmo partire per svolgere un’analisi del contesto territoriale e mappare i punti di forza e debolezza delle realtà dell'economia sociale solidale e del livello di interazione tra la pubblica amministrazione e il mondo del commercio equo. Il prodotto finale potrebbe essere la sottoscrizione di un accordo per la promozione di un territorio equo e solidale, la richiesta di certificazione dell'accordo dalle reti nazionali fair trade e la diffusione dei risultati e delle buone pratiche anche attraverso la pubblicazione di una guida.



























































