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Alla ri-scoperta del valore del nostro patrimonio storico e archeologico

Alla ri-scoperta del valore del nostro patrimonio storico e archeologico

Al castello di Pagazzano (Bg) il convegno “Grandi opere, grandi scoperte” sul progetto di musealizzazione degli inestimabili reperti Tav e Brebemi

È un vero e proprio tesoro, un patrimonio inestimabile del quale fanno parte anche gioielli, oggetti e utensili rinvenuti nelle 113 sepolture delle necropoli rinvenute dagli scavi della Tav e lungo il percorso della BreBeMi che collega Milano e Brescia, passando per la pianura bergamasca. Un tesoro che, grazie all’inedita collaborazione tra BreBeMi, la soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e l’Università di Bergamo, sarà ospitato, a partire dal mese di giugno, nella suggestiva cornice del castello visconteo di Pagazzano.

Il progetto di musealizzazione dei reperti è stato presentato sabato 14 febbraio nel convegno “Grandi opere, grandi scoperte”, durante il quale si è sottolineata non solo la straordinaria ricchezza del territorio, ma anche l’importanza che l’arte e la cultura devono rivestire per il rilancio anche economico della Lombardia, soprattutto in vista delle opportunità offerte da Expo. La quantità e la qualità dei reperti permetteranno a tutti i visitatori di compiere un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta del territorio. I ritrovamenti più antichi sono quelli di Antegnate, dove un pozzo di età neolitica testimonia la nascita del paesaggio agricolo che ancor oggi contraddistingue il territorio.

A Covo, Antegnate e Caravaggio sono state individuate testimonianze dell’Età del Bronzo che fanno ben capire come questa fosse già allora una terra di confine, probabilmente scenario di scambi e commerci, in cui si mescolano usanze e stili del mondo veneto, celtico, golasecchiano ed etrusco. La necropoli di Caravaggio ha restituito reperti di corredo risalenti all’Età romana, di notevole pregio. Per quanto riguarda l’Alto Medioevo, sono stati fatti ritrovamenti straordinari a Fara Olivana, dove sono ben 102 le tombe longobarde rinvenute a meno di 20 cm di profondità, che hanno fornito un quadro complessivo di particolare interesse per le conoscenze della cultura longobarda in ambito nazionale; di Età medievale, infine, un intero insediamento abitativo a Romano di Lombardia. «La ricchezza e la straordinarietà dei ritrovamenti non devono stupirci -commenta l’assessore regionale alle Culture, Identità, Autonomie Cristina Cappellini-. La Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di siti Unesco, ben 9 sui 50 totali riconosciuti nel nostro Paese, ma di questo molti cittadini, anche lombardi, troppo spesso non sono al corrente.

Expo non deve essere considerato come un obiettivo raggiunto, ma come un’occasione per far conoscere al mondo tutti i territori della regione, con i suoi gioielli culturali e paesaggistici». Si dice d’accordo anche Claudia Maria Terzi, assessore all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile di Regione Lombardia: «La musealizzazione di questi reperti è l’esempio di come la cultura e le grandi opere possano andare d’accordo e creare un valore importante anche dal punto di vista economico. In questo momento di crisi, proprio la cultura può aiutarci a invertire la rotta, grazie alla sinergia tra pubblico e privato che vediamo così ben esemplificata in questa esposizione museale». La necessità di valorizzare il proprio patrimonio culturale, anche e soprattutto in vista di Expo, è già stata ampiamente colta dagli abitanti: grande importanza è stata data all’identità medievale ancora oggi ampiamente visibile nei borghi fortificati e nei castelli, che testimoniano la straordinaria importanza storica di un territorio di confine della pianura bergamasca, teatro di uno scontro epocale tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.

Dall’1 marzo, per tutte le prime domeniche del mese, sono state indette le “Giornate dei castelli aperti”, iniziativa presentata con successo anche alla fiera internazionale del turismo (BIT) di Milano: ogni mese, a cadenza fissa, sarà possibile visitare i castelli di Pagazzano, Malpaga e Urgnano, il palazzo visconteo di Brignano e i borghi fortificati di Romano di Lombardia, Martinengo e Cologno al Serio, insieme ad altri che presto si uniranno al circuito. Una rete di promozione territoriale che, grazie alla collaborazione con l’Università di Bergamo, potrà diventare un vero e proprio Ecomuseo facente parte di un network internazionale.

Un nuovo
Rinascimento italiano

Parla di storica occasione di rilancio economico e culturale Francesco Bettoni, già presidente di Unioncamere Lombardia e della Camera di commercio di Brescia e presidente di BreBeMi: «Abbiamo fortemente voluto Expo perché sapevamo che avrebbe avuto ricadute importanti sul territorio, avendo attentamente guardato all’esempio di Shangai 2010, che ha ottenuto risultati molto positivi in termini di visibilità del territorio, delle sue imprese e dei suoi prodotti. Per l’Italia in particolare, l’arte e la cultura possono dare il via a un nuovo Rinascimento italiano, anche dal punto di vista economico». Anche il tema dei prodotti tipici e delle eccellenze agroalimentari è stato un elemento distintivo che ha fatto la differenza e che ha consentito a Milano di battere la candidatura concorrente di Smirne, come racconta sempre Bettoni: «Dato il tema di Expo, il concetto che siamo riusciti a far passare è che la qualità e l’eccellenza delle tradizioni agroalimentari devono essere considerate alla stregua di beni culturali, ambito in cui l’Italia non è seconda a nessuno. L’Esposizione Universale è una grande occasione che avrà ricadute grandissime non solo per i milioni di visitatori che arriveranno nella nostra regione, ma anche perché può essere il volano per rilanciare l’immagine del made in Italy e della Lombardia nel mondo».

Giulia Torriani

Diego Moratti
 

 

Cristina Cappellini,  assessore alle Culture, Identità, Autonomie di Regione Lombardia

“La Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di siti Unesco, ben 9 sui 50 totali riconosciuti nel nostro Paese, ma di questo molti cittadini, anche lombardi, troppo spesso non sono al corrente. L’Expo non deve essere considerato come un obiettivo raggiunto, ma come un’occasione per far conoscere al mondo tutti i territori della regione, con i suoi gioielli culturali e paesaggistici”

 

Claudia Terzi, assessore all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile di Regione Lombardia

“La musealizzazione di questi reperti è l’esempio di come la cultura e le grandi opere possano andare d’accordo e creare un valore importante anche dal punto di vista economico. In questo momento di crisi, proprio la cultura può aiutarci a invertire la rotta, grazie alla sinergia tra pubblico e privato che vediamo così ben esemplificata in questa esposizione museale”

 

Francesco Bettoni, presidente BreBeMi

“Come Unioncamere Lombardia abbiamo fortemente voluto Expo perché sapevamo che avrebbe avuto ricadute importanti sul territorio, avendo attentamente guardato all’esempio di Shangai 2010, che ha ottenuto risultati molto positivi in termini di visibilità del territorio, delle sue imprese e dei suoi prodotti. Per l’Italia in particolare, l’arte e la cultura possono dare il via a un nuovo Rinascimento italiano”

 

 

Marzo 2015

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