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Laura Castelletti racconta la sua “Brescia per Passione”

Laura Castelletti racconta la sua “Brescia per Passione”

Intervista al Vicesindaco di Brescia. Expo, cultura, smart city e quote rosa

Dal giugno 2013 Laura Castelletti, classe ’62, è Vicesindaco del Comune di Brescia per la Giunta guidata dal Sindaco Emilio Del Bono. Alle spalle anni di impegno politico. Al suo assessorato fanno capo diverse deleghe, accomunate dallo stesso linguaggio. Cultura-Creatività-Innovazione è la dicitura scelta dal Vicesindaco per comprenderle tutte quante. Nel suo ufficio, presso lo storico Palazzo della Loggia, la sede comunale nel cuore della città, abbiamo incontrato Laura Castelletti per farci raccontare la sua città.

 

➔Partiamo dalla questione calda del momento: Expo. Quali sono le iniziative principali che vedono coinvolte Brescia e provincia su questo fronte?

Brescia ha colto al volo le opportunità di Expo, guardando all’Esposizione Universale in modo positivo. Credo che alla fine uno degli elementi che quest’evento ci lascerà in eredità sarà l’occasione di sperimentare la possibilità di fare sistema. Abbiamo tante eccellenze, tante realtà istituzionali, pubbliche e private che, secondo me, in autonomia viaggiano molto bene, ma con difficoltà lavorano insieme. Expo ci ha spinto a fare squadra. Con la ATS Sistema Brescia per Expo abbiamo impiegato le nostre energie nella ricerca e nella costruzione di un percorso di marketing territoriale che ci rendesse riconoscibili all’esterno: in primo luogo, con l’Albero della Vita che le imprese bresciane “stanno piantando” davanti al Padiglione Italia. Gli ipotetici 22 milioni di visitatori che passeranno sotto quell’albero potranno così interrogarsi sul fatto che chi è stato capace di costruire una cosa tale, facendo rete, chissà cosa è stato in grado di fare a Brescia.

 

➔È un bel biglietto da visita…

Decisamente! Abbiamo poi individuato sei giornate di protagonismo bresciano all’interno del Padiglione Italia, una al mese per tutti i mesi dell’esposizione. Nell’arco di quelle giornate si racconterà Brescia tramite alcune tematiche che verranno poi sviluppate sul territorio cittadino durante il weekend successivo all’incontro. La prima sarà il 7 maggio: a Expo, Brescia parlerà della sua area archeologica e il fine settimana seguente inaugurerà in città la mostra archeologica, con l’apertura della quarta cella del Tempio Capitolino. Questi approfondimenti in loco porteranno in città delle presenze significative. È stato importante per noi dal punto di vista del patrimonio artistico culturale avere un’unicità da mostrare, rintracciata proprio nell’area archeologica cittadina costituita dal Teatro romano, dal Tempio Capitolino e dal sito Unesco del complesso museale di Santa Giulia. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali riconoscendoci questa unicità ha individuato ed eletto Brescia come capitale archeologica del Nord Italia nel contesto di Expo che, per l’occasione, accoglierà reperti da tutta Italia. L’esposizione si svilupperà nel Museo Santa Giulia, con un’ultima parte dell’allestimento collocata nella quarta cella del santuario repubblicano, a formare una sorta di percorso che lega i luoghi dell’archeologia cittadina.

 

Marketing territoriale: dal “Fuori Expo” a “Brend”

L’ultima fase dell’operazione di marketing è stata proprio quella del Fuori Expo, o come si è scelto infine di denominarlo, “Brend”, che sta per “Brescia nuove direzioni” e allo stesso tempo richiama “brand”, il marchio.

Anche in questo caso si è messa in gioco la capacità di fare sistema. Il Comune ha messo a disposizione il palazzo dell’ex-tribunale (Palazzo Martinengo Colleoni ndr), un contenitore vuoto e senza vita che cercava da tempo una vocazione. Quello sarà il luogo in cui verranno narrate le nostre eccellenze imprenditoriali e industriali; una parte poi verrà dedicata al cibo. Vi si terranno inoltre alcuni incontri del progetto “Alimentarsi. Impariamo mangiando”, che entra nelle scuole con l’obiettivo finale di realizzare una carta dell’alimentazione scolastica certificata scientificamente dall’Università. Infine, una parte dell’ex-tribunale sarà dedicata all’arte. A me piace un po’ pensarla come la casa di tutti. Tra l’altro lo spazio di Brend rientra nel Quadrilatero della Bellezza, che abbiamo identificato dopo aver ottenuto un finanziamento regionale sui Distretti dell’attrattività. Il Quadrilatero della Bellezza è attraversato dal Decumano, ovvero via Musei, animata da quelle iniziative descritte prima che le si sviluppano attorno, e dal Cardo che parte dal Castello e arriva al Fuori Expo. Cardo e Decumano sono reali rispetto a quelli costruiti all’interno dell’Esposizione milanese, restituendo un senso di continuità tra i due luoghi.

 

➔Ci sono posizioni critiche su Expo e sulle possibilità reali di trattare in modo approfondito i temi che propone. Lei cosa ne pensa?

Io credo che dipenda molto da noi e da come sapremo gestirlo. Io la considero un’occasione importante per costruire relazioni ma anche per riflettere su questi temi. Insomma, appartengo alla categoria degli Expo positivi: se una delle eredità di Expo sarà quella di “fare sistema” per me si sarà già raggiunto un obiettivo importante, soprattutto se poi questo diventa un metodo per fare altre cose. Quanto ai contenuti, noi presso “Fuori Expo” e nella città, daremo luogo a occasioni di riflessione sui temi dell’alimentazione.

Stiamo già agendo in questa direzione. Faccio un esempio: generalmente per la festa del patrono (San Faustino, 15 febbraio, ndr) si tiene sempre una “lectio magistralis”. Quest’anno abbiamo voluto che a tenere il discorso fosse la professoressa Claudia Sorlini, la prima donna preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, docente ordinario di Microbiologia agraria, di origine bresciana e presidente del comitato scientifico di Expo.

È venuta a raccontarci in una sala gremita cos’è Expo, l’importanza del cibo, il valore della sostenibilità, quindi per me sarà di certo anche una buona occasione per mettere sotto i riflettori queste importanti tematiche.

 

Un’ultima domanda, avvicinandosi la festa della donna. Quote rosa: favorevole o contraria?

Diciamo che c’è stato un percorso: inizialmente ero a favore delle quote rosa, poi sono arrivata a un punto in cui ritenevo che fosse necessaria la qualità, che le quote rosa spesso non garantivano.

Poi ho visto però come funzionano le cose e ora sono di nuovo una sostenitrice delle quote rosa: sono dell’idea che siano necessarie per sfondare quello che chiamano il “soffitto di cristallo” e sono convinta che quando una donna prende l’ascensore, poi dovrebbe rimandarlo giù e riportarne su un’altra.

Per le donne è ancora complicato destreggiarsi nel mondo del lavoro. Io sono una persona fortunata perché ho una famiglia e un marito che hanno sempre condiviso e supportato le mie scelte: la politica ha dei tempi avversi alle donne che non vengono favorite da servizi adeguati.

Credo che si debba compiere un’evoluzione e penso che avere la metà delle presenze al Governo donne possa aiutare ad andare verso questa direzione.

Angela Garbelli

Diego Moratti

Marzo 2015

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