Cosa rappresenta il cibo per la nostra società? Quali significati racchiude questa parola e quali realtà ruotano attorno al mondo dell’alimentazione?
Basta soffermarsi anche solo un momento a riflettere per accorgersi di quanti e quali sono gli aspetti direttamente connessi al cibo nelle sue più svariate accezioni. Il cibo è alimento, fonte di nutrimento, ma è anche un “prodotto”, il frutto di un processo naturale o di un’attività di produzione industriale o artigianale.
Il cibo è cultura, è tradizione, è agricoltura, allevamento, economia, caccia e pesca. È natura, stagionalità, paesaggio, territorio e tipicità. Il cibo è anche acqua, vino, birra, è trasformazione, sperimentazione, conoscenza e competenza, è formazione professionale, è chimica e biologia.
Ancora, il cibo è salute, è vita: noi siamo quello che mangiamo, il nostro corpo è costituito da ciò che tutti i giorni ingeriamo, proteine, vitamine; l’alimentazione è energia, benessere psicofisico, ma è anche malattia, intolleranze, fame, obesità, appetito, anoressia.
Se aprissimo il capitolo dell’educazione alimentare e dei comportamenti sociali che il cibo sottende, a partire dalla merendina della ricreazione fino ad arrivare alla macchinetta del caffè in ufficio, la lista sarebbe infinita: il cibo è slow, fast, è street food, junk food, è vegano, vegetariano, macrobiotico, è bio, è equo e solidale, è esotico, è raffinato, il cibo è esperienza, è arte, è ristorazione, è pizza take away, è pausa pranzo, ma è anche spreco, cestini pieni, disuguaglianza sociale.
E ancora il cibo è made in Italy, è multinazionali, è Expo, è commercio, finanza, è grande distribuzione e piccoli produttori, è logistica, confezioni e packaging, è rifiuto, raccolta differenziata.
L’atto di alimentarsi, di mangiare, è divenuto nel tempo un’azione sempre più abitudinaria, ha perso molto del suo valore intrinseco perché è diventato un gesto automatico, del tutto scontato, ripetitivo, tanto comodo e semplice -almeno nel nostro mondo occidentale- che non serve nemmeno preoccuparsene troppo: grazie a un sistema di distribuzione commerciale avanzato possiamo reperire e acquistare cibo a ogni ora e in ogni dove, dal supermercato alla gastronomia, dal freezer di casa al ristoratore, qualsiasi tipo di cibo a disposizione in ogni posto.
Non solo. La sua disponibilità non è più condizionata dalle stagioni né dalla distanza: importiamo ed esportiamo ovunque, coltiviamo qualsiasi prodotto in qualsiasi condizione climatica o geografica.
Questa frequente e diffusa disponibilità ha però tolto qualsiasi limite che, in precedenza, la natura, le stagioni e la vicinanza territoriale regolavano in modo “naturale”. Se è tutto così semplice e a portata di mano, allora perché perdere tempo, preoccuparsi, impegnarsi per informarsi?
C’è la pubblicità che spiega quali sono i prodotti buoni e naturali e quelli con le caratteristiche più salutari. Anche l’informazione entra da sola nelle case, non serve andarla a cercare.
Se solo fossimo più consapevoli del vero valore che sta dentro e dietro al significato del cibo, di quanto elevati siano gli effetti di ciò che mangiamo sulla nostra salute, sul nostro benessere e allo stesso modo di quanto la produzione alimentare impatta non solo l’economia, l’ambiente e il pianeta ma anche la società e le nostre vite quotidiane, forse dedicheremmo del tempo in più per conoscere, informarci e magari impegnarci a cambiare alcune nostre abitudini alimentari e di acquisto.
Ma come per le risorse naturali del pianeta, che vengono ancora percepite come infinite e pertanto sembrano non destare troppe preoccupazioni, anche per il cibo non pare si voglia andare oltre una sensibilità frivola e modaiola, almeno fino a quando ne avremo una così ampia disponibilità. Salvo poi scoprire -speriamo non troppo tardi- che non di solo cibo si tratta.
Diego Moratti






















































