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Expo dei Popoli e associazioni: dentro o fuori?

© Expo Milano 2015 Daniele Mascolo

Dal 3 al 5 giugno a Milano il forum internazionale della società civile e dei movimenti contadini. L’impegno verso una reale sostenibilità alimentare

Come tutte le grandi manifestazioni, Expo nasce con la sua buona dose di contraddizioni interne e polemiche: dalle notizie sulla corruzione e gli appalti truccati, passando per la controversa presenza di multinazionali come Mc Donald’s, Coca-Cola e Nestlé, fino ad arrivare alle riflessioni circa il vero significato del messaggio di Expo “Nutrire il Pianeta. Energie per la Vita”. Quest’ultimo punto è forse quello più importante perché rappresenta la più significativa eredità di Expo 2015, nel suo intento di promuovere la sostenibilità alimentare nel mondo. È in questo quadro che si inserisce l’Expo dei Popoli, il forum internazionale della società civile e dei movimenti contadini che si svolgerà a Milano, presso la Fabbrica del Vapore, dal 3 al 5 di giugno 2015, per rispondere alla sfida di “Nutrire il Pianeta” applicando i principi della sovranità alimentare e della giustizia ambientale.

Si tratta di un evento esterno, ma collaterale a Expo, voluto da oltre 40 organizzazioni no-profit italiane che compongono il Comitato organizzatore e hanno sottoscritto un Manifesto che offre chiare indicazioni sulle soluzioni da mettere in campo per vedere finalmente riconosciuti e garantiti il diritto a un’alimentazione adeguata e a un uso equo e sostenibile delle risorse naturali. Nonostante l’emergenza della fame nel mondo sia un problema dalle radici antiche, non è mai stata veramente al centro delle agende dei vari Capi di Stato e di Governo. Spesso i leader mondiali hanno delegato queste responsabilità alle grandi organizzazioni umanitarie internazionali, senza però dar loro il proprio concreto sostegno.

Il Manifesto

Associazioni della società civile italiana, insieme a decine di Reti e movimenti contadini di tutto il mondo, hanno scelto di fare squadra per influenzare il dibattito pubblico suscitato dall’Esposizione Universale. Ma qual è il contenuto del Manifesto?

Innanzitutto l’intento è far percepire alcuni temi cruciali come parte integrante e imprescindibile del percorso ufficiale che Expo 2015 propone. Viene ribadito che il diritto al cibo è un Diritto Umano fondamentale, sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e da numerose Carte internazionali. A partire da questo principio, fenomeni quali il “land grabbing”, ovvero l’accaparramento di terre da parte delle multinazionali nei paesi del Sud del mondo, rappresentano una sorta di neocolonialismo delle risorse e si configurano come processi che portano intere aree del pianeta ad allontanarsi inevitabilmente dall’autosufficienza.

Altro tema scottante è il cibo inteso come “commodity”, ovvero materia prima, su cui viene esercitata una speculazione finanziaria che crea un forte divario tra prezzi agricoli e costi di produzione. Da queste derive del mercato ne consegue che per salvaguardare il diritto dei piccoli agricoltori di produrre cibo di qualità sono fondamentali le scelte d’acquisto dei consumatori e soprattutto politiche adeguate da parte degli Stati. A questo proposito alcuni passi in avanti sono stati fatti per quanto riguarda l’impiego di metodi di produzione sostenibili e il controllo della produzione sui mercati interni per evitare surplus strutturali, ma resta molto da fare.

L’invito del Manifesto è inoltre quello di non nascondersi dietro l’ipocrisia del nostro benessere economico, condividendo invece la responsabilità nei confronti di chi soffre ancora la fame: problemi di governo, di distribuzione delle risorse e di autodeterminazione delle popolazioni sono tutti possibili implicazioni della crisi alimentare che si è aggravata negli ultimi anni. «Gli attuali sistemi alimentari si sono “rotti” perché sono funzionali solo alla massimizzazione dei profitti di pochi e non garantiscono un diritto al cibo di qualità a tutti gli altri» afferma Giosuè De Salvo, portavoce di Expo dei Popoli.

Sono veramente pochi i piccoli imprenditori che controllano la filiera del cibo dal seme al piatto; il monopolio delle sementi è in mano a poche aziende e lo stesso vale per le fasi di trasformazione del cibo e di distribuzione. «Il risultato è che alcune grandi imprese fanno man bassa della terra, accaparrandosene la proprietà» denuncia De Salvo. «Questa concentrazione di potere crea un’urgenza democratica». Come reagire dunque al monopolio delle multinazionali? I piccoli produttori lo fanno già, ognuno nel suo territorio. «Chi aderisce a Expo dei popoli – a differenza di chi prenderà parte a Expo – ha nel suo conto economico un fattore legato al suo ruolo sociale», precisa l’economista Andrea Di Stefano. Si tratta di riconoscere i limiti che la natura impone, anche se vanno contro la logica economica attuale. «Introiettare la sfida vuol dire porsi l’interrogativo di come poter essere sostenibili non avendo come unico obiettivo quello di massimizzare il profitto e crescere permanentemente».

Viste le premesse, rispondere alla domanda su come nutriremo il pianeta diventa una, se non “La”, questione universale più urgente che interpella ciascuno di noi, nel nostro piccolo quotidiano. Expo 2015 non sarà la risposta né tanto meno un traguardo, deve però rappresentare una tappa di un percorso che il Manifesto promuove invitando alla discussione tutti coloro che hanno responsabilità dirette e poteri decisionali. Milano, infatti, è solo uno degli step di mobilitazione internazionale: dal 25 al 27 settembre a New York l’Assemblea dell’Onu analizzerà i risultati conseguiti nella lotta alla fame e alla povertà e discuterà i piani e gli obiettivi futuri. Sarà poi la volta di Parigi il 7 e 8 dicembre, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop 21), dove si discuterà del possibile cambio di paradigma nella lotta ai cambiamenti climatici, la cui incisione sulla disponibilità di risorse del pianeta è sotto gli occhi di tutti.

Cascina Triulza dentro Expo e le voci contro

Sebbene condivida gran parte dei valori enunciati dal Manifesto di Expo dei Popoli, Fondazione Triulza si mantiene invece all’interno dell’Esposizione Universale con il suo padiglione. La Fondazione rappresenta la Società Civile e il mondo del terzo settore e vuole essere una porta di accesso a Expo per i produttori agricoli, gli artigiani, le cooperative, le imprese responsabili, le attività commerciali e i territori che promuovono prodotti e servizi attenti alla qualità, all’ambiente, alle tradizioni e ai diritti dell’uomo.

Tra le realtà più attive all’interno di Fondazione Triulza troviamo Slow Food che attraverso le parole di Carlo Petrini afferma con decisione l’importanza della sua partecipazione all’Esposizione Universale per portare l’esperienza di un’organizzazione internazionale che da sempre si occupa di cibo e agricoltura, adottando una visione olistica. Non mancano i fermi oppositori all’Esposizione Universale, i No Expo, che contestano in toto la partecipazione a una manifestazione del genere. Secondo alcuni, gli spazi conquistati a Expo da realtà come Slow Food in nome della biodiversità, spazi che vorrebbero raccontare “una storia diversa, fatta di salvaguardia della biodiversità e tutela delle piccole produzioni” raccontano in realtà la stessa storia, mascherandola dietro un’astuta strategia di “green washing”. Si tratterebbe di una visione utopica, dietro la quale si nascondono gli stessi meccanismi del sistema che queste realtà vogliono cambiare; belle parole con grande appeal mediatico, ma nulla di più.

Per molti è evidente l’incompatibilità di alcuni degli sponsor ufficiali di Expo e i valori della Fondazione Triulza. Può sembrare, in effetti, che questi valori invece di essere la base fondante di tutta la manifestazione finiscano per essere relegati in quella che i più critici definiscono “riserva protetta”, quella appunto del padiglione Cascina Triulza. Tra gli esempi stridenti portati avanti dalle campagne No Expo, quello dell’acqua: la San Pellegrino (Nestlé) venderà le proprie bottigliette d’acqua a tutti i visitatori, mentre all’interno del padiglione della Società Civile l’acqua distribuita sarà quella comunissima del rubinetto. Le organizzazioni che hanno dato vita alla Fondazione hanno anche partecipato alla campagna referendaria del 2011 per l’acqua come bene comune, quindi vendere all’interno del padiglione acqua firmata Nestlé sarebbe stato piuttosto imbarazzante.

Slow Food risponde a queste accuse affermando che proprio in virtù delle contraddittorietà e delle criticità che Expo porta in sé, si fa ancora più necessaria la presenza delle organizzazioni della società civile alla manifestazione: «Expo 2015 non dovrà essere solo una fiera per i consumatori, ma un’opportunità per riunire agricoltori, pescatori, pastori e produttori artigianali, dando loro modo di discutere del ruolo politico del cibo -afferma Petrini- I protagonisti dell’evento dovranno essere i produttori del nostro cibo quotidiano».

Resta il fatto che la domanda “Come nutriremo il pianeta?” dovrà essere un tema centrale per tutti i percorsi ufficiali portati avanti da Expo, non solo quelli, per natura, più attenti a queste questioni. Giosuè De Salvo, portavoce di Expo dei Popoli ribadisce che il Forum è «l’occasione per portare i nostri temi al centro del dibattito, un luogo di comunicazione politica in cui rappresentare una posizione diversa: la nostra. Non bisogna sorprendersi però - aggiunge De Salvo - che Mc Donald’s, Coca Cola e Nestlé abbiano fatto la loro trionfale discesa in campo, sono loro al momento a dominare questo mondo». Expo rappresenta infatti la società così com’è, anche quella che non ci piace e vorremmo cambiare. Si tratta di capire se per rimarcare l’urgenza di portare avanti l’impegno verso una sostenibilità alimentare sia più giusto partecipare e stimolare Expo “dall’interno” come le realtà di Fondazione Triulza o decidere di rimanere esterni ma correlati come l’Expo dei Popoli, oppure decisamente oppositori come i movimenti No Expo. Alla sensibilità di ciascuno l’ardua sentenza.

 

Mara D’Arcangelo

© Expo Milano 2015 Daniele Mascolo

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